Enrico Carmassi

Nota biografica

DI MARIA PIA SOCIN

E N R I C O   C A R M A S S I  – La Spezia 1897 – Torino 1975

scultore  –  grafico  –  ceramista Nota biografica informativa

 

17-Enrico-Carmassi-Opere-Perse-Fondazione-Socin-BolzanoFin dai primi anni di scuola Enrico Carmassi  passava molto del suo tempo non a studiare pedissequamente le lezioni assegnategli, ma a ricopiare dal libro di storia le effigi di Garibaldi, di Vittorio Emanuele di Ciro Menotti, di Dante, facendone quadretti di carta, che rivendeva ai compagni, ricavandone…..alcuni bottoni !! (consuetudini del primo decennio del Novecento, oggi, evidentemente, ridicolmente impensabili).

Importante per lui, più di ogni altra cosa, fu, invece, la possibilità di frequentare a Spezia lo studio del pittore Del Santo, che lo introdusse nel mondo del disegno e del colore, ma, soprattutto, lo incoraggiò a iscriversi all’Accademia di Belle Arti della vicina Carrara. Tuttavia, nel 1915, all’età di 18 anni, dovette prematuramente abbandonare lo studio, per contribuire a incrementare in famiglia le già misurate risorse, necessarie alla quotidianeità di una vita, che lo scoppio della prima guerra mondiale e la morte inaspettata di un fratello maggiore avevano reso ancora più pesante. Un anno e mezzo dopo  -a vent’anni-  anche lui venne richiamato alle armi e combattè al fronte per tutto l’ultimo scorcio del conflitto, da Caporetto a Vittorio Veneto.
Tornato alla vita civile nella sua città, Enrico Carmassi si distingue immediatamente nel vivace confronto culturale dei primi anni Venti, di cui Spezia  è teatro fervido di movimento e di ansia di innovazione. Discute accanitamente con i suoi coetanei altrettanto animati, ma non si sottrae nemmeno al confronto con i circoli culturali più chiusi ed esclusivi, per sostenere  -con convinta fermezza-  un  “suo”  modo di rapportarsi al mondo dell’arte, fortemente caratterizzato da una grande  “mobilità” di ispirazione, accompagnata da un altrettanto fermo e deciso rifiuto di ogni determinazione  “acritica”  di canoni fissi e apparentemente  -irremovibili- :  il che, automaticamente, lo pone in posizione provocatoria di fronte agli scultori più  ” a la page”  dell’epoca, nei quali permangono schemi e precetti, che ostano a qualsiasi intento libertario.
Nel 1922 Enrico Carmassi possiede, finalmente, il suo primo studio di artista in Via dei Mulini, dove comincia a lavorare febbrilmente e accanitamente, pur sentendosi, in un certo qual modo, impreparato, a causa della forzata interruzione dei suoi studi a Carrara.   Ma  -non meno consapevolmente-  il suo istinto prepotente di artista lo obbliga a combattere col tempo e con ogni tipo di impedimento, per costruire, ad ogni costo, il suo  “autonomo”  destino di scultore, rifiutando sia il facile ottimismo di maniera, sia certo  trionfalismo imperante, anche formale, arido e/o stereotipato.

In quest’ottica non è affatto casuale che  -nel primo dei due periodi in cui può essere scandita la sua storia creativa-  Enrico Carmassi aderisca al movimento futurista, pur senza mai trascurare di guardare con attenzione e disponibilità  all’esigenza figurativa.  Perciò  -in perfetta coerenza con se stesso-  anche al futurismo egli aderisce in modo libero, riservandosi ampi spazi di autonomia espressiva.Perfino il principio di simultaneità del moto  -proprio dell’arte futurista- viene da Enrico Carmassi inteso soprattutto come  “sincronismo formale” , come  “convergenza”  di forze e, soprattutto , di motivazioni ispirative.
Fin dai primi anni della sua attività, insomma, Enrico Carmassi si rivela subito un artista capace di scrupolose osservanze, ma anche di insofferenze; di assensi di massima, ma anche di profondi  “distinguo”  all’interno del movimento. Egli era solito, infatti, affermare, che per lui l’importante era e rimaneva sempre il  “rischio”:  rischio da affrontare, obbedendo unicamente all’energia della propria  “urgenza ispirativa”.
La sua volontà di artista e di operatore culturale si afferma, dunque,  come volontà di  “provocare”  la nascita concreta di nuovi impulsi, di nuovi spazi immaginativi, di nuove soluzioni tecniche:  il che rappresenta l’esatto contrario di un’arte  “dipendente”,  “conformista”, oppure  -peggio-  in qualche modo  “condizionata”  da qualsivoglia movimento, o atteggiamento culturalpolitico di qualunque natura.
Conseguentemente, anche quando Enrico Carmassi venne chiamato alla conduzione del Sindacato  Fascista Artisti di La Spezia, egli non smentì se stesso, aprendo l’organizzazione  (in qualche misura, ovviamente, politicamente vincolata)  alla scambio di opinioni, al confronto serrato delle idee, alla dissoluzione delle trame e delle pastoie ideologiche preconfezionate.
Verso la fine degli anni Venti la sua attività di scultore raggiunge il massimo del consenso sia negli ambienti artistici più qualificati, sia nelle valutazioni della critica specialistica. Molti sono i premi prestigiosi che gli  vengono assegnati e altrettante sono le commesse per la realizzazione di sculture monumentali sia nel pubblico che nel privato. In quegli anni e nel decennio successivo Enrico Carmassi espone a Milano, Genova, La Spezia e viene invitato a presentare le sue opere nelle due mostre nazionali più importanti: La Biennale d’Arte di Venezia  (  ove nel 1934 espone  “LA DONNA ELICA”  ) e per due volte  ( Sesta e Ottava)  la  Quadriennale nazionale d’Arte di Roma  ( ove espone,  rispettivamente, “RAGAZZO”  e  “FRAMMENTO”  ).
Negli anni Trenta Enrico Carmassi è diventato un uomo di cultura completo:  disegna,  organizza mostre, scrive su quotidiani e periodici, cimentandosi, oltre che nella critica d’arte, in quella musicale e teatrale.
Organizza rassegne personali e collettive anche in favore di altri artisti, ma, soprattutto,  si attiva     (d’intesa con Marinetti e Fillia)   come uno dei principali promotori e organizzatori del più prestigioso evento pittorico spezzino dal 1934 al 1940 e oltre:  il  PREMIO NAZIONALE DI PITTURA   “GOLFO DELLA  SPEZIA” , facendo parte della giuria del medesimo insieme a Maraini e Casorati.
Continuano, intanto, a non mancargli prestigiosi riconoscimenti personali. Oltre che alla Spezia è premiato ancora a Genova e a Torino, quale vincitore assoluto di manifestazioni artistiche nazionali per il settore dells scultura.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale  -fra il 1940 e il 1944-  la città di La Spezia subisce  -perfino dal mare-  una serie di bombardamenti talmente devastanti, che sembrava dovessero finire per  “raderla al suolo”. In diverse occasioni lo studio di Enrico Carmassi viene ridotto in macerie; le opere ivi contenute risultano, in gran parte, danneggiate, distrutte e/o disperse. Così attesta lo stesso artista in una struggente lettera alla famiglia.
Enrico Carmassi  si trova, dunque, costretto ad abbandonare la sua amata città, trasferendosi a Castellamonte  nel Canavese, provincia di Torino, ove il Ministero della Pubblica Istruzione gli  ha affidato l’incarico di direttore della locale Scuola d’Arte ( successivamente evolutasi  -per suo merito-  in Istituto d’Arte ) . Da quel momento inizia il secondo fertilissimo periodo dell’attività di Enrico Carmassi: periodo denso di affermazioni e oggetto di attenzioni particolari da parte del mondo artistico torinese, nonchè della critica d’arte più qualificata:  successo meritato, che egli condivide con la pittrice Tullia Socin  di Bolzano, ottima e altrettanto qualificata, nonchè premiata artista, divenuta sua moglie nel 1944. Al termine del secondo conflitto mondiale  -dal 1945 in poi e, segnatamente, negli anni Cinquanta e Sessanta-  il fervore creativo di Enrico Carmassi diventa davvero prodigioso, estendendosi anche alla grafica e alla ceramica.  I suoi disegni  ( che egli espone sempre accanto alle sculture )  non si limitano ad essere solamente  “preparatori” alle produzioni plastiche, ma vivono di vita propria con notevole efficacia e vivacità delineativa.  Nel 1964, infatti, a Torino, a Biella, a Vercelli, alla Spezia, Enrico Carmassi li espone insieme a quaranta sculture e a numerose, splendide terrecotte patinate, alla cui realizzazione pittorica  di patine e smalti -in perfetta, reciprocamente autonoma sinergia-  ha contribuito la moglie,pittrice Tullia Socin.

Nel 1966 e nel 1968  -in due distinte mostre organizzate dalla gloriosa “PROMOTRICE”  di Torino-  Enrico Carmassi espone quattro composizioni,  inedite sia nel tema che nella soluzione strutturale:  “L’ UOMO E LA LUNA”,  “GRIDO NELLO STERMINIO”,  “UOMO FIGURA”  e  “METROPOLI”.  Per quest’ultima opera monumentale l’artista propone anche un altro titolo alternativo, che sembra corrispondere maggiormente alla motivazione ispiratrice  dell’autore, nonchè alla concretezza della sua realizzazione formale : più precisamente   “CITTA’  COMPRESSA”.
Tutte e quattro queste opere  manifestano particolare efficacia espressiva e si allontanano decisamente da ogni canone esteriormente costruito, per
documentare inequivocabilmente ciò che critici come Munari, Arnaud, Bisignani definiscono   “il permanente scatto fantastico, cui Enrico Carmassi  obbedisce, seguendo una serie di impulsi razionali-emozionali, che, di volta in volta, si concretano in soluzioni formali sempre aperte e generatrici di armonie immediate ed essenziali”.
All’inizio degli anni Settanta e verso la fine della sua vita, nei suoi incontri con amici e familiari, Enrico Carmassi  -tra orgoglio e umiltà-  amava ricordare i momenti per lui più significativi del suo  “iter”  artistico:  dagli esordi nella sua città natale con le prime affermazioni culminate con i prestigiosi inviti alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma fino ai riconoscimenti continuati dopo il 1945 al Morgan’s Paint di Rimini, alla Triennale di Milano, alla Promotrice di Torino e all’Internazionale di Carrara. Ricordava, inoltre, con commozione i premi conseguiti in importanti manifestazioni espositive e rassegne di scultura ad
Ancona, Pesaro, Milano, Napoli, Perugia, Buenos Aires, Monaco e Saint Vincent.
Con legittima fierezza citava anche le sue opere monumentali e/o decorative, che erano state e sono ancora collocate in spazi pubblici a Busto Arsizio, Biella, Ivrea, Ventimiglia, Rivarolo e La Spezia, nel cui cimitero urbano  (oltre a numerosi rilievi che arricchiscono varie cappelle funerarie )  si trova sistemata la sua splendida esedra dedicata ai caduti di Pagliari.
Fra le opere eseguite da Enrico Carmassi per la sua città natale vanno ancora ricordati imonumenti a Cesare Battisti e a Nazario Sauro, quelli ai caduti di Ceparana e Corniglia, due grandi statue sacre per la chiesa di S.Andrea e S.Cipriano accanto al vecchio Ospedale di La Spezia  (  all’origine poste all’esterno e ora sistemate nell’interno, ai due lati dell’altar maggiore ); due grandi statue di atleti poste ai lati della cancellata di ingresso dello stadio comunale e la grande statua in ceramica a smalto e patina di S.Vincenzo, tuttora posta in una nicchia della facciata sopra la porta principale di ingresso della chiesa inserita architettonicamente nella struttura della Casa di Ricovero per le  Vecchiette in Via S.Bartolomeo.
Infine  -a esemplificare in modo ancor più determinante le  notevoli capacità inventive e il singolare stile di Enrico Carmassi scultore-  non si possono trascurare altre due mostre importanti, che portano la data del 1969  ( quella al Circolo Eporediese di Ivrea )  e del 1971  (quella alla Galleria del Minotauro di La Spezia ).
In ambedue queste occasioni espositive Enrico Carmassi ha dimostrato di saper veramente e stabilmente tradurre in composizioni esaustive la sua fertilità inventiva,  capace di governare sia l’altezza e la profondità della tematica affrontata, sia le veramente inedite soluzioni plastiche finali.
In quelle due mostre è esplosa in modo prepotente quella  “singolarità modulare” , che inserisce Enrico Carmassi fra  “le voci più qualificate nel vasto complesso della scultura italiana del secondo Novecento”.
Nelle opere esposte, prodotto dell’ultima fase della sua attività, in modo ancor più esplicito rispetto agli esordi, Enrico Carmassi continua a guardare alle infinite possibilità alternative, offerte dalla sua continua e instancabile ricerca, piuttosto che alla quiete, garantita da verità irremovibili. Le sue figurazioni  -per quanto diversificate-  attestano coerentemente una nuova, drammatica condizione umana,calata in un presente, che non conosce alcuna certezza del reale.
Ciò nonostante Enrico Carmassi resta sempre fedele alla forte e ordinata organizzazione plastica della sua fervida creatività:  fedeltà pervicacemente mantenuta grazie all’ impegno totale sia degli stimoli del suo agitato territorio inventivo, sia dei connessi limpidi intenti etico-storici e dei forti tormenti, tesi alla conquista di un’alta spiritualizzazione della materia.
Il gruppo delle opere esposte  ( N°7  )   alle due mostre sopra menzionate è dal Carmassi indicato globalmente con la titolazione  “PRIGIONIERI”  .
In un suo personalissimo e intimo scritto di riferimento l’artista annota:
” A Torino, a Ivrea, alla Spezia ho presentato un gruppo di sculture che hanno per tema  LA PRIGIONIA DELL’UOMO.  Sono esseri costretti da gabbie in un’ansia di liberazione. Qualcuno vi aveva vista evocare la guerra con i campi di prigionia e di morte; invece è l’uomo, nella sua prigionia di ogni tempo, di ogni luogo; l’uomo chiuso tra le sbarre dell’ingiustizia e della malvagità umane, in un’ansia di liberazione verso Dio e l’eternità”. L’ottava scultura, che completa il gruppo, porta, infatti il titolo di  “LIBERAZIONE”.
Nell’esigenza di precisare la motivazione profonda che lo ha ispirato l’artista palesa in se stesso  -attraverso la sua opera-  la consapevole esistenza di un vero rapporto dialettico fra antico e contemporaneo, laddove egli esamina la condizione umana di prigionia continua non in rapporto a fluttuanti eventi transitori e  storicamente definiti, ma in riferimento a valori e tormenti, che si manifestano al di là delle epoche e dei fatti contingenti :  essi sono , dunque, allo stesso tempo  “remoti” e  “attuali” e, perciò stesso, PERMANENTI  nella storia dell’uomo.  Conseguentemente, nell’opera di Enrico Carmassi non  si riscontra mai
nè la  “declamazione”  della sofferenza nè l’animosità incontrollata del contrasto.
C’è, invece, una grande accettazione umana dell’umana condizione : accettazione non rassegnata e passiva ,  ma respiro poetico immediato e genuino.
Tuttavia Enrico Carmassi non realizza oggetti di  “estetica” .  Come sempre, egli vuole, invece, sollecitare idee e sernsazioni, senza soluzione di continuità  e con un atteggiamento culturale di ricerca, di curiosità, di rischio,  che  -fin dagli esordi-  non ha mai mancato di connotare la sua creatività, che si spezzò  -insieme a lui- improvvisamente, in una sera di novembre del 1975.

Bolzano, aprile 2oo8

Maria Pia Socin
unica custode responsabile delle opere lasciate dall’artista.

Enrico Carmassi: un itinerario artistico

di Anna Zinelli

1922-1942: La Spezia

Considerare la produzione di Enrico Carmassi tra il 1922, anno in cui apre il suo primo studio a La Spezia, e il 1943, quando quello stesso studio è distrutto dai bombardamenti, non può chiaramente prescindere da una corretta contestualizzazione storica.

Come altri artisti Carmassi è stato oggetto di una sostanziale rimozione, effetto imputabile anche alla damnatio memoriae che ha segnato quelle ricerche considerate come “colluse” con l’ideologia della dittatura.

Andando oltre a letture che hanno tentato una sorta di “defascistizzazione” della produzione artistica di questi anni o che hanno impostato una contrapposizione ideologica spesso falsata (ad esempio tra architettura razionalista e classicista) diventa necessario considerare in una corretta prospettiva storica come il regime abbia agito sulla sfera culturale e, al contempo, come le spinte per “un’arte di stato” provenissero da movimenti spesso contrastanti: il futurismo, Novecento, il razionalismo, gli stessi astrattisti.

Rileggere oggi l’attività spezzina di Carmassi non può dunque prescindere da un’analisi del suo operato anche in relazione a quello che è stato il suo rapporto con la cultura ufficiale, soprattutto in considerazione della produzione monumentale, che in questi anni non poteva che essere dettata da commissioni pubbliche, ma anche in generale per quanto concerne la scultura che costituiva uno dei veicoli principali della propaganda.

È utile ricordare che Carmassi, nato a La Spezia nel 1897, si era formato con lo scultore locale Angiolo del Santo, allievo di Leonardo Bistolfi, e successivamente all’accademia di Carrara, non ultimando tuttavia gli studi a causa dello scoppio della prima guerra mondiale. Nel 1922 apriva il proprio studio in città e realizzando negli anni successivi numerose opere monumentali in parte tutt’ora presenti, in parte andate distrutte durante la seconda guerra mondiale (per quanto concerne la prima produzione di Carmassi si rimanda al dettagliato contributo fornito da Mara Borzone).

Un’importante testimonianza di questa produzione è conservata nell’archivio fotografico della Fondazione Socin, in cui ritroviamo documentazione relativa allo studio dell’artista, ed anche di opere oggi andate perdute.

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Lo studio dell’artista (seconda metà anni ‘30). Fondo fotografico della Fondazione Socin

La produzione monumentale di questi anni, che resterà una costante per tutta la vicenda artistica dello scultore, si iscrive all’interno di un preciso processo di modificazione del linguaggio che segna la cultura plastica italiana del periodo.

L’immediato dopoguerra aveva visto infatti una proliferazione di opere dedicate ai caduti e di sacrari che avevano radicalmente mutato il paesaggio urbano italiano[1], definendo un linguaggio comune, in parte ricollegandosi al carattere celebrativo post-risorgimentale[2]. L’avvento del fascismo aveva segnato l’incremento di questa tendenza, a partire da un recupero del mito della Grande Guerra di cui il regime di proponeva come erede, istituendo una sorta di analogia tra “martiri della guerra” e “martiri del fascismo”.

Se la commemorazione dei caduti resterà una costante per il regime, un cambiamento di questa tendenza si è posto dalla fine degli anni ’20, in parte per l’inserimento di uno sbarramento legislativo atto ad arginare le nuove pose in opera monumentali, ma soprattutto per il passaggio – con l’inasprirsi delle politiche repressive del regime che si riflettevano anche sulla sfera culturale e sulle commissioni pubbliche – ad un’”architettura monumentale” diffusa che si legava in primo luogo ai luoghi adibiti ai cerimoniali della dittatura, come ad esempio gli stadi o le architetture appositamente edificate come le “case del Balilla” . Al contempo tuttavia erano anche anni in cui si verificava un rinnovamento della retorica monumentale, con un aggiornamento del linguaggio architettonico che coniugava al recupero del classicismo – la “romanità” con tutte le valenze di propaganda che implicava – un interesse per il razionalismo europeo.

Anche la produzione di Carmassi riflette questo processo e queste compresenze di differenti indirizzi, come risulta se si considerano l’opera del 1925, andata distrutta del 1943 e qua proposta in una cartolina del 1930, Monumento a Naziario Sauro; le statue realizzate per l’ingresso dello stadio Picco dedicate al pugile Alfredo Oldoini, che si possono mettere in relazione con le sculture del pugile di Franco Messina; le collaborazioni di questi stessi anni con architetti come Ettore Oliva e soprattutto con Manlio Costa, vicini alle istanze razionaliste e al futurismo.

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Monumento a Nazario Sauro, 1925 ca. (distrutto nel 1943)

Un caso di studio particolarmente significativo è la collaborazione con l’architetto Costa alla Casa Balilla, realizzata a La Spezia tra il 1934 e il 1936, per cui Carmassi realizza statue in bronzo e pannelli decorativi. Lo studio per la statua “Duce” , conservato presso la Wolfsonian-Florida International University , in cui il volto del dittatore appare del tutto stilizzato, ridotto ai caratteri immediatamente riconoscibili, mostra un chiaro recupero della plastica “sintetica” futurista e in particolare del celebre Dux di Thayaht, realizzata dal 1929 in diversi esemplari e con materiali differenti.

Ancora progettata da Costa, in collaborazione con Giovanni Dazzo, era la Casa d’Arte del 1932, sede del Premio di Pittura del Golfo, fondato da Marinetti, Righetti, Prampolini e Fillia e con la collaborazione dello stesso Carmassi (ripreso poi nel dopoguerra come Premio di pittura del Golfo della Spezia), che portava alla celebrazione dell’aeropittura con la premiazione di Dottori.

Per questa sede Carmassi aveva progettato una delle sue opere più note, la Donna Elica, attestata anche con i titoli Donnelica/ L’idolo della velocità, titolo che poneva l’opera in diretto collegamento con la pittura murale realizzata da Fillia all’ingresso dell’edificio L’idolo del cielo. Esposta l’anno successivo anche alla Biennale di Venezia, dell’opera si conserva presso la Fondazione una versione in gesso. Difficile identificare il materiale dell’originale, ma non è da escludere che si trattasse anch’esso di gesso, rivestito di una patina volta a conferirle un effetto “metallizzato” come risulta evidente da alcune fotografie. Di particolare importanza è stata inoltre la segnalazione di una maquette dell’opera, di proprietà privata, in alluminio, uno dei materiali “moderni” esaltati dal futurismo.

Carmassi prende dunque parte attiva a quella “piccola rivoluzione artistica ed editoriale”[3] che, nell’arco di pochi anni, “catapultò La Spezia dentro i principali focolai del futurismo”; come messo in luce nel fondamentale contributo di Marzia Ratti nei primi anni ’30 La Spezia diventa infatti, attraverso una costante attività espositiva, giornalistica, conferenziera promossa soprattutto da Fillia e Marinetti, un luogo privilegiato per quell’operazione estetica e strategica volta ad accreditare il futurismo come linguaggio artistico privilegiato della cosiddetta rivoluzione fascista. Il tentativo di legittimazione del movimento marinettiano nella politica di regime si legava chiaramente anche alle opportunità legate a commissioni pubbliche

Ricondotto da Marinetti, assieme a Thayaht e Regina, alla fase “simbolica” dell’aeropittura, con la Donna Elica Carmassi dimostra di collocarsi in una linea di ricerca che se da una parte lo avvicina alle coeve ricerche di artisti spezzini come di Bosso (si veda il Paracadutista in caduta del 1934) mostra al contempo un netto scarto rispetto alla celebrazione dei “nuovi eroi dell’aria”, esaltati anche in chiaro senso nazionalistico[4], nella proposizione di una figura femminile. Nella sua sintesi tra elemento nautico (o aereonautico) e antropomorfo, la Donna Elica sembra riecheggiare l’incipit del manifesto della letteratura futurista del 1912 di Marinetti (Ecco cosa mi disse l’elica turbinante…), così come il nome scelto da Balla per la figlia.

La scelta di rappresentare soggetti femminili è un altro degli elementi identificabili come costanti nella poetica di Carmassi, soprattutto del dopoguerra, che vedrà in particolare nei ritratti della moglie Tullia Socin uno dei suoi soggetti privilegiati. I due artisti si conoscono proprio in occasione della prima edizione del premio del Golfo, a cui la pittrice bolzanina prene parte, e si sposano del 1943.

Accanto alla produzione futurista, minoritaria stando alle opere superstiti ma anche alla documentazione di quelle andate perdute, lo scultore porta avanti una produzione plastica più “tradizionale” anche in questo caso rapportabile ad altri esponenti della scena spezzina, ed in particolare alla figura di Augusto Magli, scultore che, formatosi come Carmassi con Del Santo, aveva collaborato con Franco Oliva in diversi edifici pubblici spezzini.

In questi anni Carmassi prende parte ad importanti occasioni espositive, come la III Quadriennale di Roma del 1939, in cui presenta l’opera oggi perduta Il ciclista e Eva Pentita del 1936, scultura in gesso patinato andata irrimediabilmente danneggiata durante la guerra e oggetto di parziali reintegrazioni da parte dello stesso artista come messo in luce da un recente restauro condotto dalla Fondazione. Un possibile riferimento è identificabile nell’opera di Marino Marini Frammento, esposta alla prima Quadriennale romana.

Il soggetto, che tornerà nel dopoguerra, non era nuovo all’artista, come attestato dal gruppo scultoreo del 1934, ora perduto, esposto alla I Mostra Provinciale del Sindacato Fascista di Belle Arti e di La Spezia e pubblicato su “Emporium”.

1943-1975: Torino e Castellamonte

Centro di fondamentale importanza militare e industriale, La Spezia è oggetto di numerosi attacchi da parte degli alleati, e in particolare nel 1943 è ripetutamente bombardata e quasi rasa al suolo. Anche lo studio di Carmassi ne esce distrutto e inoltre, nei suoi scritti, egli riferisce di una rappresaglia da parte di soldati tedeschi che avrebbero danneggiato le sue opere. Questi eventi, oltre a determinare la perdita di buona parte della produzione prebellica dell’artista, lo conducono alla scelta di lasciare la città ligure.

Nel 1943 sposa Tullia Socin e la coppia decide di trasferirsi l’anno successivo nel Canavese, a Castellamonte – centro di produzione di ceramica – dove Carmassi è nominato direttore dell’Istituto d’Arte Faccio.

È in questi anni che l’artista si accosta alla ceramica, come attestato dall’opera del 1944 dal titolo ignoto, in cui risulta evidente la riflessione sulla plastica martiniana nella semplificazione dei tratti del volto che sembra richiamare la celebre opera Il poeta Checov del 1921-22, anch’esso in terracotta.

La riflessione su Martini, lungi dall’essere un semplice recupero formale va a collocarsi in un momento di ripensamento dettato dalla crisi del linguaggio plastico e delle sue funzioni che si ricollega ad un dibattito fondamentale in questi anni, e che nel caso di Martini arriverà fino alla teorizzazione della scultura come “lingua morta” nel 1945.[5]

Anche Carmassi intraprende quindi un processo di profondo rinnovamento, in una costante tensione tra tendenze accademiche e stilizzazione formale, che vede l’elemento umano restare sempre la componente centrale. Il confronto serrato con le ricerche coeve emerge anche dal disegno senza titolo, riconducibile a questo periodo, in cui risulta chiaro il confronto con Marino Marini nell’adozione del suo motivo tipico del cavaliere, ma anche nella resa grafica.

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Enrico Carmassi, s.t., carboncino, anni 50

Negli anni piemontesi l’attività espositiva dell’artista – particolarmente assorbito dalla didattica – si fa più diradata rispetto alla stagione prebellica, ma non mancano ancora importanti occasioni come la partecipazione alla Quadriennale del 1959 o la presenza costante alle mostre promosse dalla Promotrice del Parco del Valentino.

La tendenza a una riduzione sempre più estrema della figura umana è particolarmente evidente in Torso femminile del 1957, realizzato a quattro mani con la moglie, coniugando una resa formale che sembra rimandare alle sperimentazioni degli anni ’30 di Arp con un trattamento superficiale graffito e stratificato che è identificabile come una cifra stilistica ricorrente.

Non mancano anche in questa fase scelte stilistiche differenti, soprattutto per quanto concerne i concorsi, in parte riconducibili probabilmente ad un tentativo di assecondare i gusti della committenza. Un esempio è il bozzetto presentato al concorso indetto dall’Istituto Nastro Azzurro (associazione dei decorati al valore militare) indetto nel 1958 per un monumento dedicato ai sommergibilisti caduti da erigersi a La Spezia. A seguito di un complessissimo restauro che ha restituito la piena leggibilità all’opera, sono emerse informazioni particolarmente utili, quali dei segni a matita che indicano il mare e che quindi attestano come la sua realizzazione fosse pensata sulla costa, sviluppando quindi la struttura come una sorta di pontile. Anche in opere dal carattere più tradizionale come questa sono identificabili dei rimandi diversificati; in questo caso ad esempio le figure del sommergibile e dei marinai sembrano rimandare a delle scelte compositive tipiche della grafica sovietica e ancora del secondo futurismo (si veda ad esempio la tavola di Depero La Spezia contenuta tra le 96 tavole a colori per  “Dopolavori aziendali in Italia” delle collezioni del MART).

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Enrico Carmassi, Bozzetto per monumento ai sommergibilsti caduti, 1958 ca., gesso. Museo Civico di Bolzano, Sala Stella Marina.

Per comprendere la produzione di Carmassi a partire dalla fine degli anni ’50 non si può non considerare il ruolo della moglie, che non si limita ad essere il soggetto privilegiato di molte opere o la “musa ispiratrice”, ma ha una parte attiva di coautrice di molte sculture e rappresenta un confronto costante. Se la prima produzione di Tullia Socin, che aveva studiato a Venezia con Virgilio Guidi, era essenzialmente improntata sulle tematiche del paesaggio e del ritratto in parte di sapore novecentista, a partire da questi anni dimostra un approccio di matrice neocubista prima, e poi orientano verso le ricerche informali in cui ha un ruolo centrale il lavoro sul colore. La complementarietà dei due artisti si riflette dunque nelle opere in cui il virtuosismo di Carmassi nella resa plastica si incontra con il cromatismo acceso delle patine e degli smalti della moglie, approdando fino ad opere come Alta figura Femminile di chiara derivazione informale, per certi versi accomunabile alle coeve sperimentazioni sulla ceramica di Leoncillo.

Negli anni ’60 i temi ricorrenti della produzione carmassiana sono i soggetti sacri e la figura del “prigioniero”, variamente declinato in opere che propongono gruppi antropomorfi acefali fortemente stilizzati e forme caratterizzate da una maggiore frontalità in cui può aver agito la lezione di Consagra. Non viene meno il riferimento a Martini, come attestato dall’opera Femminilità del 1969 che si pone come una citazione precisa de La disperata del 1929 (opera di Martini che era stata esposta a Torino proprio nello stesso 1969 in occasione della monografica dell’artista veneto alla Galleria Narciso).

Tra le cifre stilistiche di questi anni troviamo infine il tema del “reticolo”, una struttura tendente all’astrazione ma che richiama chiaramente anche una gabbia che intrappola le figure umane e che sembra rimandare a quanto proposto da Mirko Basaldella nei cancelli delle Fosse Ardeatine.

Per quanto sia solo accennato, questo elemento è presente, come filo spinato, anche in una delle ultime opere pubbliche di Carmassi, Il Monumento ai caduti di Rivarolo Canavese.

Una tendenza marcatamente più astratta è proposta ne La vittoria, un’opera complessa realizzata con differenti blocchi di ceramica innestati su elementi metallici, o in Liberazione, in cui torna la figura umana, appena abbozzata, nel suo protendersi verso l’alto e quindi nel tentativo di superamento, liberazione appunto, dalla gabbia in cui è inserita.

Ancora una scelta che mostra un profondo segnale di rinnovamento, ma sempre all’interno di una poetica ben distinguibile, è quella operata ne La città compressa, opera attestata anche con il titolo di Metropoli e oggi collocata nella torre del Museo Civico di Bolzano, dove è stata selezionata come “oggetto del mese” nel marzo del 2015.

Sorta di summa della poetica dell’artista, in essa ritroviamo il tema urbano caro ai futuristi, la lavorazione della ceramica per blocchi assemblati, il trattamento superficiale irregolare, la dimensione monumentale.


[1] Enrico Janni parla già nel 1918 di un’“invasione monumentale” sulle pagine di “Emporium”. Cfr. E. Janni, L’invasione monumentale, in “Emporium”, XLVIII, 288, dicembre 1918.

[2]Cfr. F. Fergonzi, M.T. Roberto, La scultura monumentale negli anni del fascismo : Arturo Martini e il monumento al Duca d’Aosta, Allemandi, Torino 1992.

[3]M. Ratti, La seconda ondata futurista nel Golfo. Il contributo spezzino al futurismo degli anni Trenta, in Futurismi : aeropittura aeropoesia architettura nel Golfo della Spezia, catalogo della mostra, La Spezia 8 dicembre 2007 – 24 febbraio 2008, Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia, La Spezia 2007, pp.

[4] cfr. E. Lehmann, Le ali del potere. La propaganda aeronautica nell’Italia fascista, UTET, Torino 2010.

[5] A. Martini, La scultura lingua morta: prima raccolta di pensieri, Emiliana, Venezia 1945.

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L’articolo si basa sul lavoro di archivio, studio e catalogazione del patrimonio artistico e documentario della Fondazione Socin svolto da Giovanna Tamassia e Anna Zinelli e riprende un intervento tenuto al Museo CAMeC di La Spezia in occasione dell’incontro “Artist Focus” dedicato a Enrico Carmassi

Enrico Carmassi in E. Arnaud, A. Busignani, Artisti Italiani Contemporanei

Enrico Carmassi è nato a La Spezia. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Ha partecipato alle maggiori rassegne nazionali e internazionali, tra cui ricordiamo la Biennale di Venezia, la Quadriennale di Roma, la quadriennale di Torino, l’internazionale di Scultura di Carrara, il Morgan’s Paints di Rimini, le Mostre Nazionali di Firenze, Milano, Bruxelles, Vicenza, Faenza. Ha ottenuto tra gli altri it Premio Genova, it Premio La Spezia, ecc. E’ autore di numerosi monumenti pubblici. Sue opere si trovano in Musei c collerioni private in Italia e all’estero.

Enrico Carmassi ha seguito con costante impegno di ricerca le più intelligenti esperienze d’arte di questo secolo, dalle manifestazioni futuriste alle attuali d’avanguardia. Proprio per tale impegno egli ha saputo evitare le secche della pseudocultura novecentista, giungendo alla definizione un linguaggio in cui lo scatto fantastico che è la ragione prima della sua espressione si organizza secondo una disciplina formale estremamente calibrata. Linguaggio che si affida sopratutto a una precisa determinazione delle masse volumi inserite entro profili di una purezza icastica, secondo superfici attente alla funzione della luce.

Quanto mai indicativo, a proposito di Enrico Carmassi, ci sembra il giudizio di Carlo Munari: “…sorgono queste forme, che recuperano gli stimoli e il significato di lontani arcaismi, individuati, per analogica selezione, in rapporto al dramma dell’uomo moderno. Organismi plastici per i quali non conta it canone esteriormente edificato di una ‘ tradizione ‘ di dubbia legittimità, ma la libertà di fantasia in cui trovano lo scatto iniziale. E che s’affrancano in una struttura di solenne cadenza, in un equilibrio di masse la cui superficie appare ora sensibilizzata all’estremo nei diversi passaggi della modellazione, ed ora tormentata per un’incisa grafica di carattere allusivo, tramite a un più immediato discorso”.

 

E. Arnaud, A. Busginani (a cura di), Artisti Italiani Contemporanei, Casa editrice la Ginestra, Arezzo 1961

Esposizioni

 

1926

I Esposizione Regionale d’Arte e di Etnografia, La Spezia 1926.

1931

II Mostra d’Arte del Sindacato Regionale Fascista di Belle Arti, LXXVIII Mostra Società per le Belle Arti, XII Mostra della Società Promotrice di Belle Arti “Alere flammam”, catalogo della mostra, Genova 1931.

1932

Sindacato Regionale fascista di Belle Arti della Liguria, III Mostra d’Arte del Sindacato Regionale Fascista di Belle Arti, LXX IX Mostra Società per le Belle Arti, XII Mostra della Società Promotrice di Belle Arti “Alere flammam”, catalogo della mostra, Genova 1932.

1933

Mostra Nazionale di Pittura “Premio del Golfo della Spezia”, catalogo della mostra, Casa d’arte, La Spezia 16 settembre – 4 novembre 1933, ed. Tipografia Moderna, La Spezia 1933.

1934

Confederazione Nazionale Sindacati Fascisti Professionisti e Artisti, Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti, V Mostra Interprovinciale d’Arte, catalogo della mostra, Genova 1934.

Mostra degli Aeropittori Futuristi Italiani in XIX Biennale 1934 – XII, catalogo della mostra, Ferrari, Venezia 1934.

1936

Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti, VII Esposizione Interprovinciale di Arti Figurative, Genova 1936.

II Mostra Provinciale Spezzina del Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti, catalogo della Mostra, La Spezia 1936.

II Mostra nazionale di Plastica Murale per l’Edilizia Fascista in Italia e in Africa, organizzata dal Movimento Futurista, catalogo della mostra, Mercati Traianei, Roma ottobre – novembre 1936, ed. Futuriste di Poesia, Roma 1936.

1937

II Mostra del Sindacato Nazionale Fascista di Belle Arti, catalogo della mostra, Napoli Palazzina Spagnola settembre – ottobre 1937. A. Caldarola, Napoli 1937.

3° Mostra Provinciale Spezzina del Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti, catalogo della mostra, La Spezia 1937 – 38.

1938

IX Esposizione Interprovinciale Sindacato Belle Arti Genova, Ridotto del teatro Carlo Fenice, settembre – novembre 1938, Genova.

1939

Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti, X Esposizione Interprovinciale di Arti Figurative, Genova 1939.

III Quadriennale d’arte Nazionale, Catalogo generale, Palazzo delle Esposizioni, Roma febbraio – luglio 1939.

1942

VI Mostra Provinciale d’Arte, La Spezia – 5 settembre XX, La Spezia Tipografia moderna 1942.

1943

XIII Mostra Interprovinciale d’arte, a cura della Federazione Fascista Professionisti ed Artisti, catalogo della mostra, Unione Provinciale, Genova 1943.

Mostra degli artisti genovesi, a cura della Federazione fascista professionisti e artisti, catalogo della mostra, Galleria Roma, Genova gennaio 1943.

1946

II Mostra Italiana d’Arte sacra presso l’Angelicum di Milano, Milano 1946.

102° Esposizione, brochure della mostra promossa dalla Società promotrice di Belle Arti, Accademia Albertina, Torino 25 maggio – 23 giugno 1946, Torino 1946.

1947

Mostra di ceramiche artistiche dello scultore Enrico Carmassi e della pittrice Tullia Socin, brochure della mostra, Saletta del Grifo, Torino 26 maggio – 5 giugno 1947.

1951

VI Quadriennale Nazionale d’Arte, Roma, Palazzo delle Esposizioni dicembre 1951 – aprile 1952, ed. De Luca, Roma 1951.

L’arte in vetrina, catalogo della mostra, Ente provinciale turismo : Associazione commercianti, 3-13 marzo 1951, Torino 1951.

1951-1952

Mostra Socin – Carmassi, Ivrea, Palazzo Municipale, dicembre 1951 – gennaio 1952.

1953

L’ arte in vetrina : 2. Mostra d’arte in vetrina, 2 – 12 luglio 1953, Genova 1953.

1957

Premio Internazionale di Scultura Città di Carrara, catalogo della mostra, 8 settembre – 6 ottobre 1957, Tip. Sanguinetti e F., Carrara 1953.

VIII Quadriennale Nazionale d’Arte, Roma, Palazzo delle Esposizioni novembre 1959 – aprile 1960, ed. De Luca, Roma 1959.

1962

120° Esposizione Regionale 1962, catalogo della mostra promossa dalla Società promotrice di Belle Arti, Parco del Valentino, Torino 1962.

1963

Terrecotte di Enrico Carmassi, Mostra personale sotto il Patrocinio del Comune di Castellamonte, catalogo della mostra, Castellamonte 23 dicembre 1962 – 6 gennaio 1963.

121° Esposizione Sociale 1963, catalogo della mostra promossa dalla Società promotrice di Belle Arti, Parco del Valentino, Torino, Torino 1963.

1964

Rassegna di arte contemporanea, brochure della mostra, Palazzo delle Nuove Terme, Saint-Vincent 22 agosto – 6 settembre 1964.

Maestri italiani contemporanei, catalogo della mostra, a cura della S.A.A.V. e della Galleria d’Arte San Grato, Saint Vincent, Palazzo delle Nuove Terme 23 luglio – 16 agosto1964.

Mostra personale dello scultore Enrico Carmassi, Sala del Centro Culturale Olivetti, Ivrea 7 – 18 ottobre 1964.

Personale di Carmassi, Galleria del Golfo, La Spezia, 4-20 dicembre 1964.

1965

123° Esposizione Sociale 1965, catalogo della mostra a cura Società Promotrice di Belle Arti, Parco del Valentino, Torino 22 maggio – 22 giugno 1965.

Estate Castellamonte, 5° mostra nazionale della ceramica e del refrattario, 1965

1966

Il surrealismo a Torino, oggi, Piemonte Artistico Culturale. 22 gennaio – 10 febbraio 1966.

Piemonte ’66, brochure della mostra promossa dal Centre International de Perfectionnement professionnel et technique a Torino dall’8 al 26 marzo.

124° Esposizione Arti Figurative, Catalogo della mostra tenutasi al Parco del Valentino di Torino dal 28 maggio al 28 giugno 1966 promossa dalla Società promotrice di Belle Arti, Torino 1966

2° Concorso Nazionale di Ceramica “Francesca da Rimini”, catalogo della mostra, Rimini, 20 agosto – 18 settembre 1966.

1968

126° Esposizione Arti Figurative, catalogo della mostra promossa dalla Società promotrice di Belle Arti, Parco del Valentino, 3 – 30 ottobre 1968, Torino 1968.

1969

Mostra di artisti canavesani, Azienda Autonoma Turismo Ivrea, Circolo Esporediese , 3-11 maggio 1969.

1971

Enrico Carmassi, mostra personale, Galleria il Minotauro, La Spezia 1971.

Enrico Carmassi, mostra personale, Il Chiostro dei Domenicani, Bolzano 1971.

1974

Personale di Enrico Carmassi, Istituto Bancario S. Paolo, Torino,18 gennaio – 6 febbraio 1974.

XII Quadriennale nazionale d’arte, 132° esposizione, catalogo della mostra promossa dalla Società promotrice di Belle Arti, Parco del Valentino, 5 – 30 novembre 1974, Torino 1974.

BIBLIOGRAFIA

 

1916

Irnerio, Per una mostra d’arte “Pro-mutilati” in Pisa, in “Emporium”, vol.XLIV, n. 263, Bergamo novembre 1916, p. 399.

1923

Monumento ai Caduti, in “Il Comune della Spezia. Atti e statistiche”, a. I, n. 3, La Spezia 1923, p. 52.

Il monumento a Cesare Battisti, in “Il Comune della Spezia. Atti e statistiche”, a. I, n. 7 – 8, La Spezia 1923,  pp. 139 – 140.

Bassorilievo dello scultore Enrico Carmassi, fotografia,  in “Il Comune della Spezia. Atti e statistiche”, a. I n. 10, La Spezia 1923, p. 184.

1925

Il monumento a Nazario Sauro solennemente inaugurato, testata e datazioni ignote,[1925].

1929

Per i caduti dei Pagliari. 3 luglio 1916 – 3 luglio 1929, in “il Comune della Spezia, a. VII n. 7 – 9, luglio Settembre 1929, pp. 157 – 162.

1929-1930

Corriere architettonico. Il Monumento ai Caduti di Pagliari, dell’Arch. Manlio Costa, in “Architettura e arti decorative”, 1929 – 30, pp. 45 – 46.

1930

Arte e artisti. Attività dello scultore Carmassi, in “L’Opinione”, La Spezia 1930.

Per l’annuale Festa del Mare. L’omaggio al Monumento a Nazario Sauro, in “Rassegna Municipale”, n. 7-9, La Spezia 1930, p. 109.

Rossi, Greta Garbo nell’opera di un giovane artista, in “Il corriere cinematografico”, 6 dicembre 1930.

U.F., Note d’arte. Due opere dello scultore Carmassi, in “Il Telegrafo”, La Spezia 7 dicembre 1930.

1931

Opere funerarie dell’Arch. Manlio Costa Il Monumento ai Caduti di Pagliari, dell’Arch. Manlio Costa, in “Architettura e arti decorative”, 1931, pp. 745 – 747.

Un ritratto italiano di Greta Garbo, in “Il piccolo”, 13 febbraio 1931.

Per l’annuale festa del mare. L’omaggio al monumento a Nazario Sauro e ai Caduti del mare, in “Rassegna Municipale”, n. 7 – 9, La Spezia 1930, pag. 109.

Arch. Manlio Costa. Cappella funeraria Alinghieri nel cimitero de La Spezia, in “Architettura Italiana”, dicembre 1931, p. 365.

1932

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L’incremento del Comune della Spezia nel primo decennale. Le opere pubbliche, in“Il Comune della Spezia”, a. X, n. 4, ottobre – dicembre 1932, p. 132.

1933

Nel Sindacato di Belle Arti di Genova, in “Contemporanea”, gennaio – febbraio 1933, p. 214.

Premio Golfo della Spezia, in “La terra dei vivi”, a. I n. 1, La Spezia 10 giugno 1933.

Attività artistica italiana. Concorso ara dei Martiri Fascisti. Bozzetto: Presente!; Premi della Confederazione Nazionale Professionisti e Artisti e Premio di pittura Golfo della Spezia, in “La terra dei vivi”, a. 1 n. 3, La Spezia 10 luglio 1933.

  1. Derrico, Alla Spezia sotto il segno della tavolozza, in “Il Secolo XIX”, La Spezia 2 agosto 1933.

La nuova sala di rappresentanza del Palazzo Civico, in “La terra dei vivi”, a. 1 n. 4, La Spezia ottobre – dicembre 1933.

Fillia, La nuova casa d’arte della Spezia, in “La terra dei vivi”, edizione straordinaria, anno I, n. 7, ottobre 1933.

1934

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1935

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Lo scultore Enrico Carmassi nel Direttorio del Sindacato Belle Arti, in “Il Telegrafo”, La Spezia 14 febbraio 1935.

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1936

Sculture sportive alla III Quadriennale, in “La Gazzetta dello Sport”, Milano 8 febbraio 1936.

  1. Righetti, Visita alla II Mostra Sindacale Spezzina. Un’efficace e lusinghiera rassegna di opere, in “La Nazione”, La Spezia, agosto 1936.

Visita alla II Sindacale spezzina, in “Il Telegrafo”, La Spezia 29 agosto 1936.

  1. Terracini, Cronache. Genova. La VII Mostra Sindacale Ligure, in “Emporium”, vol. XLI, n. 501, Bergamo settembre 1936, p. 173 – 174.
  2. Righetti, La inauguranda Casa del Balilla, in “La Nazione”, La Spezia 29 – 30 novembre 1936.

1937

Il Premio Genova – Spezia, in “Il Telegrafo”, La Spezia 21 maggio 1937.

  1. Riva, L’arte ligure alla VIII Mostra Interprovinciale del Sindacato Fascista di Belle arti, in “Genova”, Genova giugno 1937, pp. 9 – 14.

Arch. Manlio Costa. Cappella Funeraria Alinghieri nel cimitero de La Spezia, in “L’ Architettura italiana”, n.12, ed. Crudo e Lattuada, Torino dicembre 1937, p. 365.

1938

IX Mostra Interprovinciale di Belle arti, in “Genova”, Genova ottobre 1938, pp. 16 – 26.

1939

L’inaugurazione della Mostra d’Arte del Mare, in “Genova”, Genova 1939.

L’inaugurazione della X Mostra Interprovinciale d’arte, in “Genova”, Genova luglio 1939.

  1. Riva, La X Mostra Interprovinciale d’arte, in “Genova”, Genova luglio 1939, pp. 12 – 18.

Sculture sportive alla III Quadriennale, in “La Gazzetta dello Sport”, Roma 8 febbraio 1939.

1942

  1. Riva, La mostra degli artisti liguri a Roma, I in “Genova”, Genova febbraio 1942, pp. 29 – 33.

Pittori e scultori alla VI mostra sindacale, in “Il popolo della Spezia”, La Spezia 14 settembre 1942.

1946

  1. Pellegrini, Castellamonte, in “Stile”, s.d., 1946, p. 30.

1947

Ceramiche d’arte al Grifo, in “Gazzetta del popolo”, 5 giugno 1947.

C.F. Scavini, A Castellamonte nello studio del pittore Carmassi, in “La sentinella del Canavese”, novembre 1947.

1950

La più grande statua di ceramica nella chiesina delle “vecchiette”, in “Il Corriere della Spezia”, La Spezia datazione ignota, anni ’50.

1951

Monumento ai caduti di tutte le guerre, in “La Spezia. Rassegna Municipale”, La Spezia maggio – giugno 1951, pp. 4 – 6.

Inaugurata a Ivrea la mostra di quadri e ceramiche, in “Il Popolo Nuovo”, 22 dicembre 1951.

Guido Falco, Mostra Socin – Carmassi, Palazzo Municipale di Ivrea, in “La Gazzetta del Canavese”, 28 dicembre 1951.

La mostra d’arte Socin – Carmassi, testata ignota, dicembre 1951.

1952

Mostra Socin – Carmassi, in “Gazzetta della Sera”, 11 gennaio 1952.

Ricordo a Leonardo da Vinci, testata e datazione ignota, prob. 1952.

La statua di S. Vincenzo, in “La Sentinella del Canavese”, Ivrea, s.d., 1952.

Arte moderna e la mostra a Palazzo Città, in “La Gazzetta del Canavese”, anno II, n.2, gennaio 1952.

Fondato il “Cenacolo Canavesano”, in “La Gazzetta del Canavese”, Ivrea 26 settembre 1952.

Artisti castellamontesi alla promotrice di Torino, in “La Gazzetta del Canavese”, Ivrea 10 ottobre 1952.

1953

  1. Falletti, La statua di S.Uldarico, nobile opera di Enrico Carmassi, in “La Sentinella del Canavese”, Ivrea, s.d, 1953.

Dono artistico, in “Il Risveglio del Canavese”, Canavese e valli di Lanzo 24 marzo 1953.

1954

  1. Maria Musso, s.t., in “La Sentinella del Canavese”, Ivrea 30 luglio 1954.

Una statua di Enrico Carmassi, “Gazzetta della Spezia”, (datazione illegibile), 1954.

1957

Scultura nella capitale del marmo, in “Candido”, 29 settembre 1957.

Premio Internazionale di Scultura Città di Carrara, catalogo della mostra, Carrara 8 settembre – 6 ottobre 1957

Anteprima sulla mostra, in “Il Tirreno”, La Spezia 7 settembre 1957.

1958

Lo scultore Enrico Carmassi benemerito della Scuola, Cultura e Arte, in “Corriere della Spezia”, 1958.

1960

Angelo Dragone, Seicento opere di pittura e scultura all’esposizione nazionale della Promotrice,  in “Stampa sera”, 26 maggio 1960.

1961

I.P., Ceramica e refrattario a Castellamonte, in “La Ceramica”, luglio 1961, n.7, p. 41.

Carmassi Enrico, scultore, in Annuario degli artisti 1961, Edi-Roma, Roma 1961, p. 27.

Enrico Carmassi, in E. Arnaud, A. Busignani, Artisti Italiani Contemporanei, Casa Editrice la Ginestra, Arezzo 1964, P. 265-267.

1962

Angelo a Ivrea, in “Gazzetta sera”, 11 gennaio 1962.

Un maestoso leone di pietra, in “La gazzetta del popolo / dalla provincia di Torino”, 19 settembre 1962.

1963

  1. M., La mostra dello scultore Enrico Carmassi, in “Lettera ai cittadini di Castellamonte”, anno III, 1° trimestre, Castellamonte 1963.
  2. Moretto, Il “Vento” di Carmassi, in “Lettera ai cittadini di Castellamonte”, anno III, n.11, 3° trimestre, Castellamonte 1963, p. 4.
  3. R. [Righetti], Ceramiche di Carmassi in una mostra a Castellamonte, in “La Nazione”, La Spezia 8 gennaio 1963.

Aperta a Castellamonte la mostra della ceramica, in “La Sentinella del Canavese”, Ivrea 22 giugno1963.

1964

m.g., Folla attorno alle ceramiche alla mostra di Castellamonte, in “Gazzetta del popolo”, 16 giugno 1964.

C., Ceramiche in piazza a Castellamonte, in “La ceramica”, n.7, luglio 1964, pp.50-51.

  1. D., Nelle terrecotte di Carmassi la suggestione di antiche civiltà, in “Gazzetta del Popolo”, Torino 11 ottobre 1964.
  2. Moretto, Lettere da Castellamonte, in “Le Arti”, n.10, ottobre 1964.

Ritorno di Carmassi, in “La Nazione”, La Spezia, 25 ottobre 1964.

Ritorno a Spezia di Enrico Carmassi, in “La Nazione “, La Spezia 28 novembre 1964.

Una mostra di Carmassi, in “Il Lavoro Nuovo”, Genova 28 novembre 1964.

Sculture di Carmassi alla Galleria del Golfo, in “Giornale del Mattino”, Firenze, 29 novembre 1964.

Enrico Carmassi alla Galleria del Golfo, in “Il Telegrafo”, La Spezia 1 dicembre 1964.

  1. G., La mostra dello scultore Carmassi segna il ritorno d’un artista di fama, in “Il Secolo XIX”, 1 dicembre 1964.

Con la mostra di Enrico Carmassi che si apre oggi alla Galleria del Golfo il ritorno di un artista alla sua città, in “Il nuovo cittadino”, 4 dicembre 1964.

Da oggi la mostra di Enrico Carmassi, in “Il Telegrafo”, 4 dicembre 1964.

Da domani la rassegna delle sculture di Carmassi, in “La Nazione”, La Spezia 4 dicembre 1964.

Mostra dello scultore Carmassi, in “Corriere Mercantile”, Genova 5 dicembre 1964.

Inaugurata la “personale” di Enrico Carmassi, in “Il Giornale del Mattino”, Firenze 5 dicembre 1964.

Inaugurata la Mostra di Enrico Carmassi. La “personale” dello scultore allestita alla Galleria del Golfo, in “Il Lavoro Nuovo”, Genova 6 dicembre 1964.

Inaugurata la mostra di Enrico Carmassi, in “La Nazione”, La Spezia 6 dicembre 1964.

Le autorità alla mostra dello scultore Carmassi, in “Il Nuovo Cittadino”, Genova 6 dicembre 1964.

Successo di Carmassi, in “Il Lavoro Nuovo”, Genova 6 dicembre 1964.

  1. M. Carpena, Vernice alla Galleria del Golfo. La mostra personale di Enrico Carmassi, in “Il Telegrafo”, La Spezia 6 dicembre 1964.

Racconta storie recenti il figurativismo spirituale di Carmassi nelle sculture esposte alla Galleria del Golfo, in “Il Giornale del Mattino”, Firenze 10 dicembre 1964.

  1. Righetti, Le sculture di Carmassi alla Galleria del Golfo, in “La Nazione”, La Spezia, 19 dicembre 1964.

1965

  1. Righetti, La Galleria del Golfo della Spezia punto d’incontro con l’arte moderna, in “La Nazione”, La Spezia 24 dicembre 1965.
  2. Argentero, Sulla strada della ripresa la ceramica di Castellamonte, in “La sentinella del Canavese”, datazione illegibile, [1965].

1969

Solenne inaugurazione al monumento ai caduti di tutte le guerre, in “La voce del combattente”, anno XVIII, n. 12, dicembre 1969.

1971

  1. Righetti, La scultura di Carmassi, in “Il Telegrafo”, La Spezia 19 maggio 1971.

Le opere di Carmassi esposte al Minotauro, in “Il Secolo XIX”, La Spezia 25 maggio 1971.

  1. Chioma, Note su Enrico Carmassi, in “Liguria”, Genova settembre 1971, pp. 27 – 29.

Lo scultore Carmassi ha proposto una sede di studio e di ricerca, in “L’Adige”, 24 ottobre 1971.

1972

Un bulino nel cuore della materia, in “L’Arena”, 12 giugno 1972.

1973

Sempre bravo Carmassi, in “Il Secolo XIX” (La Spezia), 28 luglio 1973.

Enrico Carmassi, in “La Nazione” (La Spezia), 1 agosto 1973.

  1. Righetti, Vita artistica. La vela di Carmassi a Ventimiglia, in “Il Telegrafo”, La Spezia 31 luglio 1973 e in “La Nazione” (La Spezia), 1 agosto 1973.
  2. Righetti, Ricordo Ambrosini, in “Il Secolo XIX”, La Spezia 28 agosto 1973.

1975

Successo della rassegna di Castallamonte, in “La Sentinella del Canavese”, 5 settembre 1975.

Morto lo scultore Enrico Carmassi, in “La Nazione” (La Spezia), 3 dicembre 1975.

  1. Righetti, La morte dello scultore Carmassi, in “Il telegrafo”, 6 dicembre 1975.
  2. Marcheselli, È morto lo scultore Enrico Carmassi, in “La gazzetta di Parma”, 12 dicembre 1975.

1976

La scomparsa di Enrico Carmassi, in “La zattera”, gennaio 1976.

1983

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1984

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1990

Templa serena. Immagini dal Cimitero Urbano della Spezia, testi di A. Beverini, F. Mismas, fot. A. Venga, ed. Comune della Spezia, assessorato ai Lavori pubblici, La Spezia 1990, pp. 33, 34, 42 – 43, 100- 105.

1991

  1. Battolini, Artisti di casa nostra. Enrico Carmassi 1987-1975, in “La Spezia. Rassegna Municipale”, anno IX, n.1, La Spezia 1991, pp. 63-68.
  2. Ragazzi, Teatri storici in Liguria, ed. Sagep, Genova 1991, pp. 233 – 234.
  3. Borzone, Un architetto futurista spezzino: Manlio Costa (La Spezia 1901 – 1936), in Futuristi alla Spezia, ed. del Tridente, La Spezia 1991, pp. 53, 55, 58 – 59, 62, 75, 77, 79, 152.

1992

  1. Acerbi, Le arti visive, in La Spezia. Volti di un territorio, a cura di S. Gamberini, ed. laterza, Bari 1992, pp. 777, 783, 794-795, 798.
  2. Piccioli Rosi, Il Museo Civico della Spezia, in La Spezia. Volti di un territorio, a cura di S. Gamberini, ed. laterza, Bari 1992, p. 902.
  3. C. Santini (a cura di), Angiolo del Santo 1882 – 1938, testi di F. Battolini, F. Mismas, E. Scaravella, catalogo della mostra, Centro Allende, La Spezia maggio – giugno 1992, ed. Comune della Spezia, cassa di Risparmio della Spezia 1992, pp. 42, 53 – 54.

1994

  1. Panzetta, Dizionario degli scultori italiani dell’Ottocento e del Novecento, vol. I, Dizionario, ed. Allemandi, Torino 1994, p. 78.

1995

  1. Ragazzi e F. Sborgi (a cura di), Presenze liguri alle Biennali di Venezia: 1895-1995, catalogo della mostra, Genova, Palazzo Ducale 15 ottobre – 26 novembre 1995, ed. Tormena, Genova 1995, pp.13, 28, 156, 307.
  2. P. Pieroni, P. G. Oliva, Bella da scoprire. Dettagli fotografici dell’architettura spezzina, ed. Moderna, La Spezia 1995, p. 24.
  3. Chilosi, L. Ughetto, La ceramica del Novecento in Liguria, ed. Banca Carige – Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Genova 1995, p. 203.
  4. Battolini, La lezione di Carmassi scultore dell’armonia, in “La Nazione”, La Spezia 29 marzo 1995.

1996

  1. Rumaneddu, Cinema e teatri della Spezia 1738 – 1996, ed. Litoeuropa. La Spezia 1996, pp. 46, 92.

1997

  1. Battolini, Personaggi. Quando Carmassi nel ’34 sbarcava alla Biennale, in “La Nazione”, La Spezia 24 ottobre 1997.

1997-1998

  1. Ragazzi e C. Olcese Spingardi (a cura di), Liguria futurista, catalogo della mostra, Genova Palazzo Ducale 17 dicembre 1997 – 8 marzo 1998, ed. Mazzotta, Milano 1997, pp. 12, 40, 44, 46 (fot.).

2000

  1. Battolini, Tra memoria e progetto. Bibliografia degli scritti di Ferruccio Battolini 1949 – 2000, ed. Agorà, La Spezia 2000, pp. 76, 86.

2002

Guglielmo Carro. Grafiche e sculture, testi di F. Battolini, F. Mariani, F. Mismas, M. Ratti, catalogo della mostra, Fortezza Firmafede, Sarzana 6 – 27 luglio 2002, Palazzina delle Arti, La Spezia 31 luglio – 1 settembre 2002, ed. Associazione Culturale Arteelibertà, La Spezia 2002, pp. 9, 14, 19, 24.

  1. T. Orengo, F. Ragazzi (a cura di ), Francesco Messina. Sculture, disegni,e poesie 1916 – 1993, catalogo della mostra, Genova Stazione Marittima di Ponte dei Mille, Palazzo Ducale, Liguria Spazio aperto, 24 novembre 2002 – 19 gennaio 2003, ed. Mazzotta, Milano 2002, pp. 110, 161.

2004

Architetture in Liguria dagli anni Venti agli anni Cinquanta, testi di S. Barisione, M. Fochessati, G. Franzone, A. Canziani, catalogo della mostra, Palazzo della Borsa nuova, Genova 29 maggio 30 giugno 2004, p. 191.

2005

  1. Battolini, il neoumanesimo grafico di Francesco Gamba, in Francesco Gamba xilografo, catalogo della mostra, Palazzina delle Arti, La Spezia 24 febbraio – 1 maggio 2005, ed. Accademia Lunigianese di Scienze “Giovanni Capellini, La Spezia 2005, p. 24.

2006

  1. Ragazzi, Marinetti. Futurismo in Liguria, ed. De Ferrari, Genova 2006, pp. 41, 86, 92, 93.

2007

  1. Ratti, La seconda ondata futurista nel Golfo. Il contributo spezzino al Futurismo degli Anni Trenta e A. Carletti, Architettura e design: il soffio futurista alla Spezia, in Futurismi. Aeropittura aeropoesia architettura nel Golfo della Spezia, catalogo della mostra, La Spezia, Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia 8 dicembre 2007 – 24 febbraio 2008, ed. Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia, La Spezia 2007, pp. 76-77, 79, 84, 285, 297.

2008

  1. Landi, Enciclopedia storica della città della Spezia, ed. Accademia Lunigianese di Scienze “G. Capellini”, La Spezia 2008.

2009

  1. Peretto, Il professore Enrico Carmassi, in “I quaderni di Terra mia”, n.7, Castellamonte e Canavese 2009, pp. 131-134.

2010

  1. Borzone, Enrico Carmassi (La Spezia 1897 – Torino 1975), in P. Spagiari (a cura di ), Il Futurismo nel Golfo dei Poeti, ed. Servizio Cultura, Regione Liguria, La Spezia 2010, p. 40.

50° Mostra della Ceramica. 7°Mostra di Arte Applicata, Castellamonte, Agliè, Caluso, Pavone Canavese, Torino 3 settembre – 3 ottobre 2010.

2011

Degrado all’entrata dello stadio “Picco”, in “Il Secolo XIX”, La Spezia 28 agosto 2011.

2012

  1. Mola (a cura di), Wildt. L’anima e le forme, catalogo della mostra, Musei di S. Domenico, Forlì 28 gennaio – 17 giugno 2012, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2012.

Giovedì 23 febbraio (conferenza di M. Borzone su Carmassi), in “Notiziario del Rotary Club La Spezia”, n. 52 – 53, La Spezia 29 febbraio 2012, p. 6.

2013

  1. Acerbi, A. Marmori, Il Patrimonio degli Spezzini. Le collezioni d’arte di Carispezia Gruppo Cariparma Crédit Agricole e Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia, catalogo della mostra, La Spezia, Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia 15 dicembre 2013 – 2 febbraio 2014, ed. Fondazione Eventi, La Spezia 2013, p. 149.

2014

  1. Schialvino, I pittori canavesani. Indagine sull’arte figurativa in canavese nell’Otto e nel Novecento, ed. Lions Club Alto Canavese, Castellamonte 2014.
  2. Bertolino (a cura di ), Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe, catalogo della mostra, Alba, Fondazione Ferrero 25 ottobre 2014 -1 febbraio 2015, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2014, pp. 241, 252.

2015

A. Zinelli, Enrico Carmassi: un itinerario artistico (intervento tenuto al Museo CAMeC di La Spezia in occasione dell’Incontro “Artist Focus dedicato a Enrico Carmassi), available at: http://www.fondazionesocin.it/index.php?option=com_content&view=article&id=190:carmassi-itinerario&catid=122&Itemid=631

Opere documentate commissionate allo scultore Enrico Carmassi e sue collaborazioni (1930 – 1942)

OPERE DOCUMENTATE commissionate allo scultore ENRICO CARMASSI
alla Spezia e sue PRESTIGIOSE COLLABORAZIONI con architetti e artisti del periodo 1930 – 1942

DOCUMENTAZIONE FORNITA nell’ ottobre 2007
dalla prof. MARA BORZONE, assistente di
Direzione del Camec – LA SPEZIA –

– COLLABORAZIONE con Manlio Costa – La Spezia
Casa Ceretti – Migliarina
Casa Morelli – Via Colombo
Villa Rosoni
Casa del Balilla – Aulla – staua di Mussolini

– COLLABORAZIONE con Franco Oliva e Augusto Magli; attraverso
Oliva contatti con la SECESSIONE VIENNESE

– COLLABORAZIONE con Carletti – La Spezia
Chiesa dell’ Ospedale vecchio – Statue dei SS. Andrea e Cipriano

– COLLABORAZIONE con Guidugli – La Spezia
Ingresso dello Stadio “A. Picco” – statue di atleti

– Cappella Portunato al Cimitero – pannelli

– Palazzo del Ghiaccio – bassorilievo

– MONUMENTO ai caduti per lo scoppio della polveriera dei PAGLIARI

– MONUMENTO ai caduti di CEPARANA

– MONUMENTO ai caduti di CONIGLIA

– MONUMENTO a NAZARIO SAURO

IN AGGIUNTA – SEMPRE A LA SPEZIA – dall’ ARCHIVIO coll. Socin

– NEL 1951 COLLABORAZIONE con l’ architetto Cesare Galeazzi
Facciata della cappella annessa al Ricovero delle Vecchiette
in Via S.Bartolomeo – Grande Statua di S. Vincenzo de’ Paoli